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Il peso corporeo degli esseri umani

Per creare un bisogno è necessario un sogno…….

Il presupposto teorico su cui si basa il diet business è quello del peso ideale, una sorta di modello ponderale a cui ispirarsi, come se gli essere umani fossero cloni di un ipotetico individuo ancestrale, stereotipo di perfezione.
Quale sarebbe poi questo modello? Quello delle imponenti matrone romane o delle morbide donne botticelliane? O quello delle ossute top model dei giorni nostri? In questo momento storico sembrano prevalere gli estremismi.
Per fortuna, a dispetto delle tendenze socio-culturali all’omologazione, l’estrema variabilità inter-individuale rende ognuno di noi unico ed irripetibile.
Se non esiste, allora, un modello ponderale di riferimento, da che cosa dipendono le marcate differenze di peso tra gli individui? Cioè, come viene regolato il peso corporeo degli esseri umani? La risposta non è univoca, né definitiva: esistono diverse teorie non ancora dimostrate. Tra queste, la più accreditata sembra essere quella del set-point ponderale.
Secondo la teoria del set point, ogni persona avrebbe un livello di peso corporeo specifico ed individuale, una sorta di imprinting ponderale, regolato geneticamente. A questo livello, il peso corporeo tenderebbe ad essere mantenuto. Spostamenti significativi dal livello minimo ponderale individuale o set point, difficilmente verrebbero mantenuti a lungo termine.
Il set point ponderale sarebbe regolato geneticamente da vari fattori tra cui il numero di cellule adipose dell’individuo, processo che si realizza durante lo sviluppo embrionale e nelle prime fasi dello sviluppo post-natale.
Anche il metabolismo basale sembrerebbe coinvolto nel mantenimento del set point. Diversi altri fattori, ancora totalmente o parzialmente sconosciuti, sembrerebbero coinvolti, come dimostrano i recenti studi sul tessuto adiposo bruno degli esseri umani. Per motivi genetici, il set point ponderale sarebbe più alto in alcuni individui e più basso in altri. Inoltre, a causa del loro set point,  per alcuni individui sarebbe molto difficile scendere al di sotto di un determinato peso. Secondo questa teoria, le persone con un set point più elevato, sarebbero proprio quelle il cui peso corporeo risente maggiormente di un’alimentazione eccessiva e di uno stile di vita sedentario, quindi quelle più inclini ad aumentare di peso. Questo significa che, l’ambiente in cui viviamo, che ci mette di fronte ad una disponibilità illimitata di cibo e non promuove uno stile di vita attivo, favorisce lo sviluppo di sovrappeso o obesità, negli individui geneticamente predisposti, cioè con un set point più elevato. La tendenza all’aumento di peso sarebbe geneticamente determinata da alcuni geni definiti “di suscettibilità”. Ma se i geni umani non possono subire mutazioni così rapide, come si spiega il fatto che l’aumento drammatico del peso medio della popolazione dei paesi occidentali è avvenuto solo negli ultimi sessanta anni? La risposta sarebbe che la genetica da sola non basta. Il principale responsabile dell’aumento del peso medio della popolazione sarebbe comunque l’ambiente in cui viviamo o meglio “fattori ambientali ingrassanti”, tipici dei paesi ricchi e industrializzati, che determinerebbero l’aumento di peso negli individui geneticamente predisposti. Tutto questo complica la questione e ci allontana dal fantomatico concetto di peso ideale.
Se non esiste il peso ideale e se è ampiamente dimostrato che un peso corporeo eccessivo non è salutare, quali possono essere, invece, dei riferimenti ponderali salutari? Anche qui, la questione non è univoca, né definitiva. L’indice di massa corporea (IMC) fornisce un ampio intervallo di riferimento, ma non sempre è sufficiente.
Alcuni autori hanno introdotto il concetto di peso ragionevole, per identificare il quale bisognerebbe pensare al peso minimo mantenuto per almeno un anno da dopo i vent’anni. Personalmente, mi piace parlare di peso salutare, che è quel peso che garantisce all’individuo buone condizioni di salute, un elevato livello di benessere psico-fisico, una buona qualità di vita. Secondo questa definizione, il peso salutare sarebbe influenzato da almeno tre componenti: quella biologica, di natura essenzialmente genetica, quella psico-sociale derivante dal funzionamento e dal vissuto psicologico, emotivo e sociale; quella relazionale che deriva essenzialmente dalle capacità relazionali dell’individuo. E’ chiaro che etichettare tutto questo con un numero, è, a dir poco parziale.
Ricapitolando e mettendo insieme tutte le componenti, possiamo dire che il peso salutare di una persona è quel peso che può essere ragionevolmente raggiunto e mantenuto attraverso l’adozione di abitudini alimentari sane, equilibrate e varie, in armonia con gusti e bisogni personali, e da uno stile di vita attivo e dinamico. Ma non è sufficiente: dipende anche dal vissuto psicologico ed emotivo, oltre che dalle capacità sociali e relazionali. Questo significa dare valore non solo alla dieta e allo stile di vita, ma anche all’autoconoscenza, all’autorealizzazione, all’espressione del proprio potenziale di vita e alla capacità di intessere relazioni soddisfacenti. Cioè riuscire a trovare un proprio modo di stare al mondo, comodo e funzionale, che tenga conto di limiti e risorse. Le persone realizzate sono proprio quelle più inclini ad abbandonare le illusioni e acquisire una visione realistica di sè stessi, quindi anche del loro peso corporeo. Cioè, provare a stare bene al mondo anche con un peso corporeo non proprio ideale.
Il peso salutare, non solo è specifico e individuale, ma varia con l’età, il sesso, il periodo della vita in cui ci si trova. Può variare anche in presenza di patologie.
Ma non è finita qui: come precedentemente menzionato, sarebbe il contesto socio-economico consumistico  a causare l’aumento di peso, in molti casi ben oltre il set point individuale, come mostrano le statistiche. Esistono, cioè, dei “fattori ambientali ingrassanti”, tipici delle società progredite, a cui tutti siamo sottoposti e che fanno ingrassare alcuni più di altri.
Facendo una forzatura, possiamo dire che il peso salutare può essere raggiunto e mantenuto se l’individuo impara a difendersi abbastanza bene dai “fattori ambientali ingrassanti” di tipo occidentale.
E questo è argomento di un altro articolo.

 

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