Obesità: i limiti delle terapie tradizionali

L’obesità è una condizione di accumulo anomalo o eccessivo di grasso nel tessuto adiposo che può danneggiare la salute (Garrow, 1991).

La prevalenza del sovrappeso e dell’obesità sta aumentando in modo preoccupante sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha parlato nel 1998 di “epidemia globale di obesità”. In Italia la prevalenza di obesità è di circa il 10% ed il trend è decisamente in aumento.

CAUSE

Le cause dell’obesità sono dovute all’interazione tra fattori genetici e fattori ambientali, che portano a sviluppare a lungo andare un bilancio energetico positivo (calorie assunte maggiori di quelle consumate).
Il ruolo della genetica nello sviluppo dell’obesità, sebbene sia stato inequivocabilmente dimostrato, non va enfatizzato: i geni umani non possono avere subito mutazioni così importanti e rapide per spiegare l’aumento drammatico della prevalenza mondiale di obesità osservato negli ultimi cinquanta anni.
Il principale imputato dell’epidemia globale di obesità è l’ambiente in cui viviamo che, da una parte, ci mette di fronte ad una disponibilità illimitata di cibi altamente calorici, dall’altra non promuove uno stile di vita attivo e salutare, favorendo lo sviluppo di sovrappeso o obesità negli individui geneticamente predisposti.

COMPLICANZE DELL’OBESITÀ

Le complicanze sono sia di natura medica che di natura psico-sociale. Come tutti già sappiamo, l’obesità si associa ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2, dislipidemia, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari: il tutto si traduce in una minore aspettativa di vita. Inoltre, molti obesi tendono ad avere una valutazione negativa del loro corpo ed adottano comportamenti disfunzionali di evitamento dell’esposizione del corpo o evitamento sociale.

Spesso l’obesità è associata a depressione e bassa autostima.

Circa il 10% delle persone affette da obesità soffre di “Disturbo da alimentazione incontrollata” (BED) e va incontro ad abbuffate o alimentazione compulsiva. Le principali problematiche psicologiche sono legate alla discriminazione sociale nei confronti di chi ha un corpo di dimensioni superiori alla media, che si manifesta in ambito scolastico, lavorativo e nelle relazioni affettive.

TERAPIE

I risultati ottenuti nel trattamento dell’obesità, hanno dimostrato che il  limite è, al momento, il mantenimento del peso raggiunto a lungo termine.
Sebbene la diet industry continui a proporre “cure miracolose”, numerosi studi scientifici, hanno dimostrato che, dopo uno o due anni, si tende a recuperare il peso perduto.
I fattori che determinano il recupero del peso sono svariati: biologici, ambientali e psicologici.

Fattori biologici:

L’evoluzione naturale ha messo in atto meccanismi che si oppongono al calo di peso al di sotto di un certo set point, attraverso l’aumento dell’efficienza metabolica degli alimenti ed il rallentamento del metabolismo basale. Alcuni autori hanno definito questi meccanismi con la metafora dell’“effetto carestia”. Viene da sé che un dimagrimento eccessivo, raggiunto attraverso una dieta restrittiva, difficilmente può essere mantenuto a lungo termine.

Fattori ambientali:

Come precedentemente menzionato, il contesto socio-economico dei paesi occidentali esercita forti pressioni a mangiare in eccesso, cibi altamente calorici. Inoltre, lo stile di vita occidentale è decisamente sedentario. Gli studi dimostrano che l’alimentazione in eccesso e la sedentarietà sono i principali fattori prognostici di recupero ponderale.

Fattori emotivi:

Gli aspetti psicologici implicati nel recupero del peso sono sia di natura emotiva che cognitiva.
Molte persone utilizzano il cibo per modulare emozioni negative o per far fronte allo stress (emotional eating). Esiste, poi, tutta una gamma di convinzioni sbagliate che portano a mangiare in eccesso e a recuperare il peso perduto: pensieri del tipo “tutto o nulla” (o sono a dieta o mi abbuffo), alibi del tipo “sono in vacanza, posso abbuffarmi”, idee pseudoscientifiche (i carboidrati fanno ingrassare), etichettamenti del tipo “senza dolci non posso vivere”.

L’ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di un approccio di tipo multidisciplinare (medico, nutrizionista, psicologo) che affronti i diversi fattori di mantenimento.

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