Biologica, emotiva o nervosa, conviviale, da stimolo… Scopri cosa sono e come tenerle a bada.
La fame è un meccanismo evolutivo di sopravvivenza. Come tutte le sensazioni che regolano i bisogni primari, è un processo finemente regolato attraverso sofisticate interazioni di natura psico-neuro-endocrino-sensoriali, che risentono delle riserve energetiche dell’organismo. L’interazione corretta tra i vari fattori coinvolti, determina l’equilibrio omeostatico, la regolazione delle sensazioni fame/sazietà, il mantenimento del peso corporeo ad uno specifico set point. Purtroppo, l’efficiente regolazione che ha funzionato per millenni, ha subito, negli ultimi sessant’anni, cambiamenti profondi: la fame non è più una.
La fame biologica
La fame biologica è quella originaria, che ci consente di sopravvivere. Quando si abbassano le riserve energetiche dell’organismo, i sofisticati meccanismi regolativi generano la sensazione di fame che viene percepita efficientemente in tutti gli organi ed apparati. La fame biologica viene percepita nello stomaco come acidità, crampi, movimenti, rumori, vuoto. Può essere percepita nella testa come sensazione di vuoto o vertigine. Viene percepita in tutto il corpo come debolezza, tremori, basso livello energetico. E’ quella che può e deve essere soddisfatta, attraverso, mediamente tre pasti giornalieri. Imparare a sentire la propria fame biologica, può diventare una guida per alimentarsi adeguatamente.
La fame emotiva
La fame emotiva o nervosa è indipendente dal calo delle riserve energetiche; può essere legata a certi stati d’animo, percepiti come sgradevoli o pericolosi (rabbia, paura, solitudine, noia) o al sovraccarico emotivo legato a sollecitazioni prolungate (ansia, stress); può servire per allentare l’ansia; può essere una delle conseguenze dello stress; può alleviare alcune sensazioni fisiche spiacevoli come la stanchezza. Di solito si manifesta, nelle persone, in maniera abbastanza stereotipata, in certi momenti della giornata (durante i momenti di solitudine o nel weekend), come conseguenza di alcuni eventi (conflitti), di certe sensazioni fisiche (stanchezza) o stati d’animo sgradevoli. Spesso si manifesta attraverso movimenti ripetitivi, per esempio cercare ripetutamente il cibo nel frigo o in dispensa, spiluccare in continuazione, masticare rabbiosamente, mangiare sconsideratamente e senza controllo. Sembra che i movimenti ripetitivi possano servire a scaricare l’ansia o ad alleviare il disagio emotivo del momento. Gli anglosassoni hanno definito questo fenomeno emotional eating. Il cibo prescelto viene definito comfort food. Si tratta solitamente di miscele di carboidrati con un elevato contenuto di grassi, dolci o salate (biscotti, dolciumi, prodotti da forno, patatine fritte, snack dolci o salati). Il tentativo di far fronte alle emozioni mangiando, può essere il risultato dell’inconsapevolezza emotiva. Molte persone, del tutto ignare del loro mondo emotivo, vivono le emozioni con paura e rifiuto, cercando di sbarazzarsene in qualunque modo. Il prezzo da pagare dell’ignoranza emotiva è spesso una gestione dannosa delle emozioni come per esempio mangiare quando non è necessario o scegliere certi alimenti.
La fame nervosa è una falsa fame: è il segnale che abbiamo bisogno di allentare la tensione, di prenderci una pausa, di capire meglio cosa ci accade. Conoscere e riconoscere le proprie emozioni e le reazioni fisiche che esse provocano, accettarle come normali ed inevitabili reazioni alla realtà che viviamo, imparare ad esplorarle invece che rifiutarle, può servire ad averne meno paura e a gestirle secondo modalità più funzionali e non col cibo.
La fame conviviale
La fame conviviale è connessa a molte occasioni di vita sociale, familiare e relazionale, in cui lo stare insieme diventa un mangiare insieme. La condivisione dei pasti è, da sempre, un elemento di socializzazione importante per le famiglie e per i gruppi sociali. Storicamente, era un fenomeno limitato al gruppo familiare, sporadico, di dimensioni modeste a causa dell’esigua disponibilità di cibo delle famiglie. Nell’epoca del benessere, invece, mangiare insieme è diventato così frequente ed ha assunto dimensioni tali da far crescere in maniera sostanziale gli introiti alimentari giornalieri delle persone. Spesso gli incontri conviviali si svolgono fuori casa, al ristorante, alla tavola calda, al bar, dove il controllo della qualità e della quantità di cibo diventa più difficile. Inoltre, in questi luoghi vige un consumismo spinto a cui è difficile sottrarsi.
Nello stile di vita occidentale, la maggior parte degli incontri familiari, sociali e professionali si svolge intorno ad un tavolo e comporta l’assunzione di elevate quantità di cibo. Tutto questo sta mettendo a dura prova il peso corporeo degli esseri umani. Imparare a gestire la fame conviviale può servire ad evitare l’isolamento sociale e tenere sotto controllo il peso corporeo.
La fame da stimolo
Prima dell’epoca del benessere e dell’avvento dell’industria alimentare, la disponibilità di cibo era regolata dalla territorialità, dalla stagionalità, da quello che la famiglia riusciva a produrre con i mezzi a disposizione. Le tradizioni alimentari legate al territorio ed al gruppo sociale, fungevano da guida. Gli “stili alimentari” erano univocamente definiti. Il gusto degli alimenti era semplice (cibi della natura e poco manipolati). Tutto questo rendeva i consumi moderati, le scelte alimentari semplici, le sensazioni di fame\sazietà molto efficienti. Il cibo moderno, invece, è diventato abbondante, sempre disponibile, alla portata di tutti, estremamente attrattivo, ipercalorico, a buon mercato. L’offerta illimitata di cibo confonde e disorienta, fa salire i consumi, stara i meccanismi regolativi. Definiamo fame da stimolo, il bisogno impellente e continuo di certi alimenti, che, talvolta, può diventare una vera e propria dipendenza (food addiction). Il cibo prescelto, come precedentemente menzionato, ha una particolare composizione bromatologica, che lo rende fortemente appetibile ed attrattivo (confort food), bypassando i meccanismi regolativi di fame\sazietà e facendo crescere i consumi. Diventare consapevoli di tali meccanismi, imparare a conoscere e riconoscere il potere consolatorio di certi cibi, esplorare la propria suscettibilità al potere consolatorio del cibo, può servire a difendersi da questi stimoli, scegliere meglio e consumare meno.

Chi soddisfa la fame biologica, difficilmente ingrassa in quanto soddisfa il bisogno di energia del proprio organismo.
Chi gestisce le proprie emozioni o scarica lo stress col cibo, chi mangia troppo durante le numerose occasioni conviviali, chi cede spesso alle lusinghe di certi alimenti, corre il rischio di iperalimentarsi ed aumentare di peso.

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