Le emozioni e la fame

La condotta alimentare degli esseri umani è complessa e multiforme, poichè è la risultante di numerosi fattori, tra cui, non solo fattori sociali, culturali, economici, familiari, geografici, antropologici, ma anche fattori biologici personali (caratteristiche genetiche, gusto, temperamento, funzionamento neuro-endocrino) e fattori psicologici ed emotivi. Questo è il motivo per cui, la gestione dei problemi alimentari e di peso richiede, spesso, un approccio multidisciplinare, che vede la collaborazione di più figure professionali, ognuna per il suo specifico ambito di competenza. L’influenza di stati d’animo ed emozioni sulle scelte ed i comportamenti alimentari, è esperienza comune: non è raro che questo possa costituire un importante fattore di mantenimento del problema alimentare o di peso. E’ necessario, in questi casi, provare a dare uno sguardo al proprio mondo emotivo, con l’aiuto, eventualmente, di un esperto.
Ma cosa intendiamo per emozione?
Etimologicamente la parola emozione viene dal verbo muovere. L’emozione può essere definita come una reazione dell’organismo che comporta sensazioni fisiche specifiche e stereotipate. Dal punto di vista evoluzionistico, le emozioni preparano l’individuo all’azione, quando necessario. Per esempio, la paura prepara gli esseri viventi alla difesa o alla fuga, la rabbia consente di reagire ad un’offesa o un danno. Un’emozione è improvvisa, dura poco, si distingue dalle altre, compare fin dall’infanzia, provoca reazioni fisiologiche caratteristiche, determina un’espressione facciale universalmente comune a tutti gli esseri umani.

Secondo Charles Darwin esistono essenzialmente sei emozioni fondamentali da cui derivano tutte le altre: la rabbia, la paura, il disgusto, la tristezza, la gioia e la sorpresa. Sempre secondo Darwin, le emozioni hanno un ruolo adattativo in quanto ci consentono di far fronte a situazioni rischiose mettendoci in allarme. Goleman dice che le emozioni sono “impulsi ad agire”, piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione naturale per gestire in tempo reale le emergenze della vita.

Esaminiamo alcuni aspetti delle principali emozioni

La rabbia e la paura, per esempio, provocano un’accelerazione del battito cardiaco. La rabbia determina iperemia a livello del volto, le mani diventano più calde, aumenta il tono muscolare soprattutto nelle braccia, i pugni si stringono, aumenta la pressione arteriosa e il ritmo respiratorio. La paura genera pallore nel volto, le mani diventano più fredde, i muscoli sono poco tonici.  La tristezza genera un senso di debolezza muscolare ed un basso livello energetico.

Le emozioni oggi

Il significato evolutivo di molte emozioni non trova più tanto riscontro oggi, se non in casi rari. In un mondo così diverso da quello in cui hanno vissuto i nostri antenati, certe reazioni non sono sempre adeguate e funzionali. Eppure spesso ci troviamo a rispondere emozionalmente a stimoli esterni in maniera abnorme o non adeguata. Inoltre, in un mondo così complicato, competitivo e ricco di stimoli, frequentemente le persone vivono in condizione di tensione costante, come se esistesse una situazione di pericolo imminente e continua (per usare una metafora, come se un nostro antenato si trovasse perennemente minacciato da un leone in agguato). Si parla di ansia o di stress cronico, che possono influenzare la salute, il benessere e la qualità di vita. Numerosi studi scientifici hanno messo in evidenza la relazione tra lo stress ed alcune patologie. Ciò che è più preoccupante è che tutto questo avviene al di sotto della consapevolezza: molte persone vivono situazioni di sovraccarico e tensione croniche come se fossero una condizione esistenziale fisiologica. Inoltre, l’inconsapevolezza e l’ignoranza emotiva possono generare reazioni di paura rispetto alle manifestazioni fisiche legate a certe emozioni, già per loro natura poco gradevoli, amplificando la rete di risposte abnormi o inadeguate. Gli esseri umani mediamente non conoscono le loro emozioni e non ne riconoscono i segnali fisici, temendoli o considerandoli insopportabili. Questo è il motivo per cui, talvolta, sono disposti a tutto pur di liberarsene, anche attraverso una gestione disfunzionale o dannosa, per esempio mangiando a dismisura o scegliendo alimenti poco salutari.

L’inconsapevolezza emotiva può portarci a ricercare conforto nel cibo o ad utilizzarlo come valvola di sfogo 

È esperienza comune che talvolta mangiamo non per soddisfare la fame biologica.
Si può arrivare a vere e proprie crisi di fame nervosa, soprattutto in situazioni di sovraccarico, di tensione, di stress o di stanchezza eccessiva.  La fame di natura emozionale può essere definita come una “fame d’altro” (sono stanco e invece di riposare, mangio; ho litigato col mio capo e invece di aggredirlo fisicamente, divoro un pacco di biscotti; sento di aver lavorato troppo e per gratificarmi sgranocchio patatine; sono preoccupato e per scaricare la tensione mastico pane). Di solito la fame emotiva si manifesta sotto forma di movimenti ripetitivi (aprire ripetutamente il frigo o la dispensa, spiluccare, sgranocchiare) oppure compulsivi (consumare molto cibo in poco tempo).
Il desiderio è rivolto al cosiddetto comfort food o cibo consolatorio, miscele di farine e grassi, con aggiunta di zucchero o sale (snack dolci o salati). Proprio i cibi prodotti e sponsorizzati dall’industria alimentare (effettivamente non ci sono evidenze scientifiche di abbuffate da broccoli o insalata). L’effetto finale è quello di abbassare il livello di ansia o procurarsi una gratificazione. Si può parlare di una vera e propria food therapy. Gli anglosassoni definiscono questo fenomeno in maniera molto chiara con il termine emotional eating.
È chiaro che il meccanismo automatico di compensare gli stati d’animo o le sensazioni fisiche sgradevoli (per esempio la stanchezza) attraverso il cibo, può portare a mangiare troppo e quindi ad aumentare di peso. L’abbuffata inizialmente ha un effetto calmante ma poi produce sentimenti di colpa che creano un circolo vizioso.

Strategie utili

E’ utile imparare a conoscere e a riconoscere le nostre emozioni e a considerarle fisiologiche e transitorie reazioni ad eventi, situazioni e convinzioni.
Migliorare il livello di consapevolezza emotiva ci consente una gestione più funzionale delle situazioni emotive sgradevoli e soprattutto senza il cibo. La pratica di attività che riportano l’uomo più a contatto con sè stesso e a conoscersi meglio, può essere utile (per esempio la psicoterapia, la mindfulness, lo yoga, la meditazione, la spiritualità). Anche letture appropriate possono dare un contributo ad una maggiore conoscenza di sè. Uno stile di vita meno frenetico e più rispettoso dei propri bisogni e tempi, una forma mentis che preveda spazio e tempo per il riposo, il tempo libero, gli hobby, lo sport, le attività piacevoli, possono fare la differenza. Imparare a “nutrire il sè” senza il cibo, come per esempio coltivare l’amicizia, passeggiare nella natura, scrivere, leggere, ascoltare musica, ballare, cantare, fare giardinaggio, fare volontariato, frequentare un centro benessere, fare shopping ecc. Ognuno può provare a ricercare il suo specifico “ambito di benessere”, all’interno del quale sentirsi appagato ed in controllo; allo stesso tempo imparare a riconoscere e tollerare le situazioni sgradevoli alla quali inevitabilmente la vita ci espone.
Riconoscere il disagio del momento con tutte le sue manifestazioni fisiologiche, darsi il permesso di sentirle, concedersi il tempo di attraversarle, ci permette, eventualmente,  di mettere in atto strategie più funzionali per provare a stare meglio (per esempio fare un bagno caldo, ascoltare musica, uscire a fare una passeggiata, dedicarsi al proprio hobby ecc), piuttosto che cedere all’impulso di mangiare. Di solito, l’impulso a mangiare non dura molto e non lascia segni.
Un’altra strategia fondamentale per evitare di usare il cibo come terapia è quella di limitare le scorte domestiche di certi alimenti, particolarmente attraenti o immediatamente disponibili (pane, biscotti e prodotti da forno, merendine, snack dolci e salati, gelati, cioccolata). Come abbiamo già evidenziato sono veramente rare e poco efficaci le abbuffate a base di broccoli o insalata.

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