I disturbi del comportamento alimentare più conosciuti (anoressia, bulimia, sindrome da alimentazione compulsiva) rappresentano solo la punta dell’iceberg. La parte sommersa è costituita da numerosi e frequenti disturbi più sfumati e meno gravi e per questo meno conosciuti. Una classificazione è pertanto difficile ma proverò a descriverne i tratti comuni con i quali si manifestano. Per distinguerli dai disturbi alimentari propriamente detti, userò in questa sede, il termine disagio alimentare. Una definizione potrebbe essere: disagio o difficoltà legati alla propria forma fisica, al peso corporeo ed ai comportamenti atti a mantenerli, tra cui la dieta e l’esercizio fisico. Tali disagi possono dare origine a difficoltà emotive, comportamentali e relazionali che minano la qualità di vita e l’equilibrio psico-fisico dell’individuo.  L’origine di un disagio alimentare è quasi sempre un’insoddisfazione per il proprio corpo radicata e prolungata, che si instaura, di solito, durante l’adolescenza. L’origine del disagio alimentare è sicuramente socio-culturale: attraversiamo un’epoca di grossa confusione in tema di alimentazione: da un lato gli stimoli a mangiare in eccesso minano la capacità di autoregolazione dell’essere umano, dall’altro, in una società fatta di apparenza, l’aspetto fisico assume un’importanza eccessiva. In questo clima di caos, è possibile perdere al bussola ed incappare in strategie dietetiche poco salutari che mantengono e cronicizzano il disagio.  Le cause dell’insoddisfazione corporea possono essere:
1)Sovrappeso o obesità durante l’infanzia o l’adolescenza
2)Presenza di piccoli “difetti fisici” ritenuti poco graditi, come naso aquilino, orecchie a sventola, cuscinetti di grasso, smagliature ecc.
3)Confronto con i modelli estetici proposti dai mass media
4)Pressioni sociali alla bellezza ed alla magrezza
5)Un contesto familiare ipercritico ed esigente
6)Esperienze di derisione o di vergogna per il proprio corpo
L’insoddisfazione corporea cronica può spingere ad intraprendere una o più diete ed a cadere nel vortice della dietomania. Le persone passano da una dieta restrittiva ad un’altra, intervallate da periodi di iperalimentazione, con il risultato finale di aumentare di peso nel corso degli anni. Il caos alimentare e l’aumento di peso fanno salire il livello di ansia e l’insoddisfazione corporea stessa, cronicizzando il disagio. Si è sempre alla ricerca della dieta perfetta o del rimedio magico, strategie puntualmente fallimentari che accrescono il senso di colpa e minano la sensazione di autoefficacia. Quanto più è accattivante il rimedio, tanto più è fallimentare, alimentando un meccanismo perverso di persuasione-fallimento-colpa che predispone ad ulteriori lusinghe. I tentativi atti a modificare il proprio corpo inseguendo ideali estetici poco realistici, riguardano non solo la dieta, ma anche il ricorso all’esercizio fisico e alla chirurgia estetica e/o plastica.  La tendenza all’esercizio fisico eccessivo e compulsivo servirebbe a compensare le trasgressioni alimentari o una dieta percepita fuori dal controllo. E’ possibile cadere in una sorta di dipendenza, di ricerca nevrotica dell’attività sportiva che influenza negativamente la vita e fa crescere il disagio. In ultima analisi, può accadere che i tentativi di modificare il proprio corpo siano esasperati al punto tale da ricorrere alla chirurgia o alla medicina estetica così frequentemente da stravolgere le sembianze e la fisionomia.
L’ esperienza lavorativa mi ha insegnato che il disagio alimentare è molto diffuso, a vari livelli di gravità e con diverse implicazioni, soprattutto tra le persone di sesso femminile, evidentemente più sensibili alle aspettative sociali di magrezza e di bellezza, per motivi culturali. Inoltre, le strategie tradizionalmente adottate per far fronte ai problemi di peso, risultano spesso colpevolizzanti perchè basate esclusivamente sulla dieta, sulla forza di volontà del paziente e sulla sua capacità di resistere agli stimoli. Un approccio più “olistico”, basato sulla persona e non sulla dieta, che miri a promuovere un’alimentazione più equilibrata e flessibile, che enfatizzi la necessità di bilanciare il cambiamento con l’accettazione delle proprie caratteristiche fisiche, che punti a valorizzare la persona e non il suo aspetto estetico, potrebbe essere una sfida interessante.

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