Il Counseling Nutrizionale

Ho cominciato il lavoro di nutrizionista, in buona parte, per dare seguito agli studi che avevo concluso ma anche, forse all’epoca inconsapevolmente, per vanità femminile, che mi ha insegnato, precocemente, ad adottare strategie per tenere a bada la pulsione verso il cibo, meglio conosciuta col nome di fame. La fame, meccanismo fisiologico di sopravvivenza, sembra aver assunto, nelle società del benessere, connotati diversi.
Ancor prima di completare il mio corso di studi, avevo intuito che le persone, me compresa, spendono una gran quantità di energia nel tentativo di porre rimedio ai danni che si procurano mangiando in eccesso.

Mi rendevo conto che, da un lato, non riuscivo a tenere a bada la pulsione verso stimoli alimentari potenti, come quelli di certi cibi industriali appetitosi ed accattivanti, dall’altro, mi cimentano in strategie dietetiche estreme e rigorose, nel tentativo di controllare il peso corporeo ed essere all’altezza delle aspettative sociali. Inoltre, avevo capito che, nelle società del benessere, esiste un vero e proprio food business che si adopera per produrre cibi sempre più sofisticati ed appetibili, fortemente sponsorizzati dai mass media, con lo scopo di fidelizzare i consumatori e spingerli a mangiare in eccesso. Inoltre, se da un lato c’è la food industry che ingrassa la popolazione, dall’altro c’è la diet industry che promette di riportarla in forma rapidamente, facendo leva sul bisogno sociale di magrezza e di bellezza, anche’esso fortemente promosso dai mass media.
Ho cominciato, quindi a lavorare pensando che una dieta sana, equilibrata e varia potesse aiutare le persone ad affrontare le loro difficoltà in maniera definitiva. Poi mi accorsi che molti miei pazienti mollavano, alcuni definitivamente, altri tornavano a studio dopo un anno o due, con un peso corporeo maggiore di quello della volta precedente e con una aumentata sensazione di sfiducia. Capii che la migliore dieta al mondo, il programma nutrizionale perfetto, da solo, non garantiva il successo.

Le persone mollavano sempre per le stesse ragioni, che ho schematizzate qui di seguito:

  1. I comportamenti e le scelte alimentari erano fortemente influenzati da informazioni scorrette, credenze pseudoscientifiche, pressioni di parte, pensiero magico.
  2. Alcuni non riuscivano a conciliare la dieta con esigenze di vita sociale, relazionale e lavorativa oppure con le vacanze, le festività, il tempo libero.
  3. Molti erano fortemente attratti da certi cibi industriali al punto tale da patirne un bisogno impellente o addirittura una dipendenza.
  4. Molti utilizzavano il cibo come valvola di sfogo o fonte di gratificazione.
  5. Altri compensavano lo stress quotidiano mangiando in eccesso.
  6. Molte persone, soprattutto donne, avevano aspettative di peso irrealizzabili perché inseguivano modelli estetici di eccessiva magrezza. Passando da una dieta all’altra, inseguivano il “peso sognato”, collezionando frustrazioni e sconfitte, perdendo di vista obiettivi più realistici e salutari, mentre il peso corporeo continuava ad aumentare.

Tutto questo mi ha portato a comprendere che l’approccio nutrizionale convenzionale, basato solo sulla prescrizione di una dieta, risulta spesso fallimentare o deludente.
Nell’ambito dei problemi alimentari e di peso, solo raramente le difficoltà sono legate esclusivamente alla dieta; più frequentemente le difficoltà nutrizionali si complicano e si amplificano perché si collocano all’interno di un  quadro più ampio legato a difficoltà personali, sociali e talvolta  esistenziali dell’individuo. Inoltre, non raramente, il disagio è mantenuto e cronicizzato proprio dalle strategie intraprese per risolverlo, tra cui, per esempio, alcune diete.
Ed ecco la necessità del percorso di Counseling Nutrizionale.

Il ruolo del Counseling nell’ambito delle problematiche nutrizionali è innanzitutto un’informazione corretta, basata sull’evidenza scientifica, scevra da condizionamenti di parte.

Questa è la base su cui costruire di volta in volta interventi personalizzati che tengano conto dell’unicità del cliente e delle sue difficoltà, che siano rispettosi della sua natura e della capacità di autodeterminazione, scelta, cambiamento.
Come dice Rogers, attraverso una relazione autentica e genuina, in cui due persone si confrontano e si accettano incondizionatamente, il nutrizionista/counselor è in grado di accogliere empaticamente le difficoltà dell’altro e, se possibile, direzionarle nel senso di un cambiamento.

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