I problemi di peso: una visione d’insieme

I problemi di eccesso di peso sono in crescita nei paesi occidentali. In particolare, l’obesità rappresenta un grave problema socio-sanitario che investe sia la popolazione adulta che infantile in tutti i paesi occidentali. L’organizzazione mondiale della sanità ha stimato che il numero di adulti in sovrappeso al mondo è di circa un miliardo e di questi, circa 300 milioni sono obesi.
L’obesità infantile è epidemica in alcuni paesi e sta crescendo in altri: si stima che nel mondo ci siano circa 22 milioni di bambini obesi al di sotto dei cinque anni. Più dell’80% dei giovani obesi mantiene questo trend nell’età adulta. Secondo uno degli ultimi rapporti sull’obesità a cura dell’istituto auxologico italiano, si stima che in Italia circa il 35% della popolazione è in sovrappeso e circa il 10% è obesa.
Gli studi dimostrano che l’obesità è più frequente al Sud Italia con picchi pericolosamente  alti in Campania.

Alcuni studi dimostrano che il peso corporeo medio degli esseri umani è rimasto sostanzialmente stabile per migliaia di anni. Improvvisamente negli anni Sessanta qualcosa è cambiato e la popolazione dei paesi ricchi ha cominciato ad ingrassare.
In un famoso studio longitudinale condotto da ricercatori americani, si è visto che a partire dagli anni Sessanta si è avuto un incremento progressivo del peso medio e del BMI sia negli adulti che nei bambini. Per esempio, nel 1960, il peso medio nelle donne di età compresa tra i 20 e i 30 anni era di 57 kg; nella fascia compresa tra i 40 ed i 50 anni era di 60 kg. Nel 2000, il peso medio era diventato di 70 kg nella prima fascia e 72 nella seconda. Inoltre, oggi si entra nell’età adulta già in sovrappeso come conseguenza dell’aumento di peso verificatosi durante l’infanzia o l’adolescenza. Ed aumentano le conseguenze del sovrappeso sia sullo stato di salute che sulla qualità di vita, anche nei bambini ed adolescenti.

CHE COSA È AVVENUTO NEGLI ULTIMI CINQUANTA ANNI?

I cambiamenti possono essere così riassunti:

  1. Il cibo è diventato abbondante, disponibile, a basso costo, facile da reperire. I supermercati consentono un facile approvvigionamento di cibo a buon mercato e molto calorico.
  2. È aumentata la densità calorica degli alimenti cioè le calorie a parità di peso. Il “cibo industriale”, costituito prevalentemente da miscele di carboidrati e grassi, risulta più calorico rispetto ad alimenti più naturali e freschi.
  3. Il cibo è diventato più appetibile ed accattivante a causa della sofisticazione industriale.
  4. È aumentato il consumo di bevande zuccherate.
  5. Sono aumentate le porzioni.
  6. Sono aumentati gli stimoli esterni che ci spingono a mangiare in eccesso: pubblicità, mass media, pressione delle industrie alimentari.
  7. I comportamenti alimentari sono sempre più affidati a elementi esterni alla famiglia: ristoranti e fast food. In questi luoghi, la densità calorica degli alimenti è più alta ed il controllo delle porzioni è più difficile.
  8. La sedentarietà è aumentata perché il lavoro è sempre meno fisico, l’ambiente in cui viviamo favorisce i comportamenti sedentari, le città non favoriscono uno stile di vita attivo.
  9. La vita è sempre più stressogena ed ansiogena ed il cibo qualche volta può diventare una valvola di sfogo a buon mercato.
  10. Il cibo e le abitudini alimentari rappresentano ancora un indice di  status sociale, un segnale di ricchezza da ostentare. Molte occasioni di vita sociale si svolgono intorno ad un tavolo, frequentemente di un ristorante.

È come se la specie umana avesse perso le sue naturali capacità di autoregolazione ed omeostasi.
La conseguenza di questa pandemia è una corsa senza fine all’ultima dieta alla moda, con risultati che, lungi dall’apportare benefici, sembrano mantenere il problema.

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