I disturbi del comportamento alimentare, la cura, la prevenzione

Definizione:

Persistenti disturbi del comportamento alimentare finalizzati al controllo del peso e della forma del corpo. Il disturbo origina a partire da un’eccessiva importanza attribuita al peso corporeo, alla forma fisica ed ai comportamenti atti a mantenerli come la dieta e l’esercizio fisico.
Il disturbo può danneggiare la salute, il benessere psico-fisico, le relazioni, la qualità di vita dell’individuo.

CAUSE

Le cause dei disturbi del comportamento alimentare non sono note. Sembra che esista una predisposizione genetica su cui agiscono componenti socio-culturali, come, per esempio, l’eccessiva importanza attribuita all’aspetto fisico, tipica delle società occidentali.
Comunque la conoscenza delle cause di questi disturbi è ancora scarsa.

Teoria transdiagnostica

Secondo una teoria, tutti i disturbi dell’alimentazione apparterebbero ad un’unica categoria, piuttosto che a categorie separate. Infatti, tutti i disturbi alimentari condividano alcune caratteristiche (paura di ingrassare, preoccupazioni ricorrenti per il peso e l’alimentazione, dieta ferrea, comportamenti alimentari dannosi, valutazione negativa del proprio corpo ecc.). Inoltre, spesso un disturbo può migrare nel corso della vita verso un altro (l’anoressia adolescenziale può diventare bulimia nell’età adulta). Quindi, secondo questa teoria, i diversi disturbi sarebbero le diverse facce della stessa medaglia.

I principali disturbi sono:

1)anoressia nervosa (AN)
2)bulimia nervosa (BN)
3)Disturbo da alimentazione incontrollata o BED (binge eating desorder) caratterizzato da frequenti abbuffate, senza vomito autoindotto (tipico della BN). Le abbuffate avvengono nel contesto di una tendenza generale a mangiare in eccesso, intervallati da periodi di forte restrizione dietetica ( il disturbo spesso è associato all’obesità).
4)DANAS o disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (per DANAS si intendono una serie di disturbi dell’alimentazione diversi dall’anoressia, dalla bulimia e dalla BED).

Anoressia

La prima descrizione di anoressia nervosa risale a Simone Portio che, nel 1551, descrisse il caso di Margarita Weiss.
Margarita restringeva la sua alimentazione dalla sua prima infanzia, era sempre stata molto magra, di temperamento vivace, assolutamente incapace di mangiare regolarmente, spesso vomitava dopo i pasti ed era manipolativa, promettendo di mangiare più tardi”.
L’anoressia nervosa è caratterizzata da:
1)sottopeso patologico (Indice di Massa Corporea al di sotto dell’intervallo di normopeso)
2)intensa paura di ingrassare nonostante il peso basso
3)alterazione della percezione del proprio corpo e persistente rifiuto di ammettere la gravità del sottopeso

Bulimia:

Il termine “bulimia” deriva dal greco bous (bue) e limos (fame), cioè “fame da bue”
Veniva definita anche “Fames canina”, cioè comportamento simile a quello osservato nei cani caratterizzato da voracità insaziabile seguita da vomito.
Fino al diciannovesimo secolo il sintomo bulimico del vomito si pensava fosse legato a disfunzioni gastriche. Nel ventesimo secolo, si cominciò a parlare di vomito isterico ed emerse il moderno concetto diagnostico di bulimia nervosa.
La bulimia nervosa è caratterizzata da:
1)abbuffate ricorrenti (da uno a settimana fino a 14 a settimana)
2)ricorrenti episodi di comportamenti per compensare le abbuffate e per prevenire l’aumento di peso come vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno, esercizio fisico eccessivo e compulsivo (tutto ciò avviene almeno una volta alla settimana)
3)forte influenza del peso e della forma del corpo sulla qualità di vita e sull’autostima

Prevalenza

Mentre la prevalenza di AN e di BN è tutto sommato bassa (circa 0,3% per la prima e 1% per la seconda), la prevalenza della BED e dei DANAS è piuttosto elevata. Nel complesso la prevalenza di DA, nei paesi occidentali, è di circa il 10-12%.

Prevenzione 

La dieta ferrea è uno dei fattori di rischio per i disturbi dell’alimentazione, in particolare AN e BN, soprattutto durante l’adolescenza, quando l’identità non è ancora ben definita e c’è una spiccata tendenza a giudicare il proprio valore personale sulla base dell’aspetto fisico e della magrezza. Intraprendere una dieta ferrea e adottare regole alimentari troppo rigide, in questo periodo della vita, possono aumentare il rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Le diete incongrue possono alterare la fisiologica regolazione delle sensazioni di fame e sazietà, affamare il soggetto aumentando il rischio di abbuffate, generare sottopeso patologico. Tutto questo può mantenere e cronicizzare il disagio, aumentando il rischio di evoluzione verso il disturbo conclamato. L’educazione alimentare e l’adesione a linee guida alimentari sane e funzionali, si pone come un importante ambito di prevenzione dei disturbi alimentari, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza.

Cura
Le linee guida del Ministero della Salute sui disturbi alimentari suggeriscono un approccio di tipo multidisciplinare che prevede, a seconda della gravità del problema, la collaborazione di almeno due figure professionali, lo psicologo e il nutrizionista, oltre al medico e allo psichiatra per eventuali complicanze mediche e/o psichiatriche. L’approccio multidisciplinare consente di lavorare in sinergia su quelli che sono i due principali gruppi di fattori di mantenimento di tutti i disturbi alimentari: i fattori psicologici legati a difficoltà personali, familiari, sociali, relazionali, emotive; i fattori di mantenimento nutrizionali legati al sottopeso, alla dieta incongrua, alle regole dietetiche estreme e rigide, alle abbuffate ecc.

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