Il Counseling umanistico
Storia
Il Counseling affonda le sue radici nella psicologia esistenziale, che si sviluppò in America negli anni 50, dove lo psicologo Carl Rogers, un rivoluzionario silenzioso, cominciò a diffondere la convinzione secondo la quale ogni persona avesse valore, dignità e capacità di autodeterminazione (psicologia umanistica). Nel suo libro “Terapia centrata sul cliente”, Rogers parlò di Counseling, facendo riferimento a questa nuova modalità di relazione d’aiuto, in cui la persona è più importante del suo problema. Il suo allievo Robert Carkhuff, partendo da dove il maestro si era fermato, analizzò e definì il processo della relazione d’aiuto. Il Counseling si diffuse, in questo periodo, anche nei paesi anglosassoni, dove veniva utilizzato per favorire il reinserimento dei reduci di guerra. La BAC, Associazione Britannica di Counseling, alla fine degli anni ottanta, definì il Counseling come un processo basato su modalità relazionali facilitanti, finalizzati a facilitare la conoscenza di sé, la crescita emotiva e le risorse personali. Approdò in Italia negli anni novanta, dove lentamente e faticosamente sta cercando una sua collocazione. Nel 1993 nacque la SICO, Società Italiana Counseling, la prima associazione di categoria italiana, con un suo albo di professionisti formati e certificati ed un preciso codice di autoregolamentazione.

Definizione
Il Counseling può essere definito come un processo relazionale tra Counselor e cliente, con l’obiettivo di fornire alle persone opportunità e sostegno per sviluppare le proprie risorse, affrontare una difficoltà specifica, aumentare il livello di consapevolezza rispetto ad un’area di interesse, intraprendere un cambiamento, promuovere salute e benessere, migliorare la propria situazione esistenziale in un dato ambito.
Il Counselor è la figura professionale che aiuta le persone a cercare soluzioni a specifici problemi, di natura non psicopatologica, e, in tale ambito, a gestire la crisi, a comprendere meglio la natura della difficoltà e l’impatto sulla propria vita, a prendere decisioni, a metter giù un piano d’azione finalizzato ad un obiettivo, ad accettare consapevolmente ciò che non può essere cambiato, a cambiare ciò che non è più utile.
E’ bene chiarire che il lavoro di Counseling non ha mai come oggetto la psiche del cliente, non entra mai in ambiti psicopatologici, non si sovrappone mai ad un lavoro psicoterapeutico, ruolo che spetta ad altre figure professionali come Psicologi e PsichiatriIl Counseling è basato essenzialmente sul colloquio e sulle modalità di colloquio, o meglio, sulla conversazione che si instaura tra Counselor e cliente. Il Counselor, attraverso l’autenticità del rapporto, l’accettazione incondizionata del cliente e della sua unicità, la comprensione empatica di tutto il suo mondo, prova a sostenere quelle capacità e risorse che il cliente già possiede e che sono solo temporaneamente bloccate a causa dell’impasse. Facendo da specchio e da polarizzatore di energie costruttive, il Counselor può aiutare il cliente ad attraversare la difficoltà, nella direzione di un cambiamento o di una maggiore comprensione. Il Counselor non da mai giudizi e consigli, non interpreta, non assume atteggiamenti di biasimo o consolatori.

Principio ispiratore
Il principio ispiratore del Counseling è quello dell’okness, secondo il quale ogni persona è completa, integra e con una sua dignità. Le persone possiedono già in sè la capacità di autodeterminazione e quella di provvedere al proprio benessere ed autorealizzazione. Le persone che richiedono un intervento di Counseling sono quelle che, a causa di una difficoltà o una crisi, hanno perso temporaneamente la loro capacità di autodeterminazione ed autoguarigione. Il Counseling può aiutarle a ritrovare quella centratura che consente loro di attraversare l’impasse e recuperare il benessere.

Empatia e colloquio motivazionale
La principale strategia di lavoro del Counseling è qualla dell’empatia o comprensione empatica, vale a dire un atteggiamento da parte del Counselor basato sull’immedesimazione con il cliente e l’adozione della sua prospettiva e del suo sentito. E’ come se, attraverso l’empatia, il Counselor perdesse temporaneamente sè stesso e diventasse il suo cliente, assumendo il suo modo di pensare, la sua visione di sè stesso e del mondo, le sue emozioni. Mettendosi nei panni del cliente, ma rimanendo lucido, il Counselor riesce veramente a comprenderlo, senza filtri, opinioni personali, giudizio.
Attraverso l’empatia, il cliente vede nel Counselor, “l’altro sé”, quello più lucido e centrato e, rispecchiandosi in esso, riesce a fare emergere le sue peculiari capacità e risorse, proprio quelle che gli consentono di attraversare l’impasse.
La modalità del colloquio di Counseling è essenzialmente quella del colloquio motivazionale, un colloquio non direttivo e prescrittivo, ma finalizzato alla mobilitazione di energie positive. La relazione di Counseling è una relazione paritaria, autentica, collaborativa.

Percorso di Counseling
Il percorso di Counseling è per lo più un percorso per obiettivi, costituito da un numero di incontri limitati, al massimo dieci o quindici, con regole del gioco ben definite ed un codice deontologico preciso che non consente di sconfinare in altri ambiti. Qualche volta, un percorso di Counseling può essere il preludio di un invio ad altri ambiti professionali, se necessario.

Conclusioni
Un intervento di Counseling  è un intervento personalizzato: come dice Rogers, attraverso una relazione autentica e genuina, in cui due persone si confrontano e si accettano incondizionatamente, il Counselor è in grado di accogliere empaticamente le difficoltà dell’altro, e, se possibile, direzionarle nel senso di un cambiamento.

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