BULIMIA NERVOSA

La bulimia nervosa, che letteralmente significa “fame da bue”, è caratterizzata da un ciclo autoperpetuante di dieta ferrea, abbuffate e vomito autoindotto. Origina, come l’anoressia nervosa, da un’eccessiva valutazione del peso e delle forme del corpo che porta a pensieri e preoccupazioni ricorrenti e nevrotiche sull’alimentazione ed il suo controllo.

La prima conseguenza dell’estrema preoccupazione per il peso e per le forme del corpo è quella di  cercare di perdere sempre più peso attraverso una dieta “ferrea” e regole alimentari autoimposte estremamente rigide.

La dieta ferrea è la maggior responsabile della comparsa delle abbuffate seguite da comportamenti di compenso come il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi e diuretici, l’esercizio fisico eccessivo e compulsivo.

Cause

Come per l’anoressia nervosa, si tratta di un disturbo di tipo multifattoriale legato all’interazione tra fattori psicologici, genetici e culturali.

Sintomi

Le abbuffate sono legate alla dieta ferrea secondo i seguenti meccanismi:

  1. Violazione della regola – Seguire una dieta ferrea in modo perfezionistico porta inevitabilmente a compiere delle trasgressioni; quando queste si verificano, la sensazione di aver perso il controllo può scatenare l’abbuffata. Il comportamento bulimico è innescato da modalità di pensiero “tutto o nulla” del tipo: “Ormai ho trasgredito alla mia dieta, tanto vale che mi abbuffi fino a scoppiare, così poi potrò liberarmi di tutto il cibo con il vomito”.
  2. Alterazione della fame e della sazietà – Numerosi studi hanno evidenziato che la dieta ferrea porta all’alterazione della percezione dei segnali fame/sazietà e all’aumento smodato della fame, che, in alcuni momenti può condurre alle abbuffate. L’abbuffata costituisce, per chi soffre di bulimia, l’unico sistema per poter far fronte alla fame cronica legata all’eccessiva restrizione dietetica.
  3. Emozioni negative – Le persone che soffrono di bulimia nervosa possono utilizzare le abbuffate per far fronte alle emozioni negative, una sorta di valvola di sfogo che allenta la tensione e l’ansia in circostanze sfavorevoli. Le abbuffate, dopo i primi momenti di piacere ed alleggerimento, generano senso di colpa, disgusto e sfiducia. Tali emozioni negative possono alimentare il circolo vizioso del disturbo alimentare. Inoltre, dopo l’abbuffata, si intensifica il sintomo “paura di ingrassare” e di conseguenza il controllo sull’alimentazione, che diventa ancora più rigida e selettiva, predisponendo ad ulteriori abbuffate.

I comportamenti di compenso che, spesso, seguono l’abbuffata, sono essenzialmente il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi e diuretici, esercizio fisico eccessivo e compulsivo. I mezzi di compenso, in particolare il vomito funziona da via libera alle abbuffate perché viene utilizzato come un mezzo per eliminare le calorie in eccesso, quasi un rimedio contro l’abbuffata (circolo vizioso vomito > abbuffata > vomito > abbuffata).

Conseguenze

Chi si abbuffa ha spesso problemi d’ansia e si tiene lontano da situazioni sociali, soprattutto se riguardano il consumo di cibo; spesso è irritabile e va incontro a frequenti scoppi di rabbia; a volte adotta comportamenti autolesionistici per allentare la tensione (ad esempio tagliarsi o bruciacchiarsi) o abusa di sostanze. Con il passare del tempo la qualità di vita ne risente enormemente: le persone si sentono spesso depresse, demoralizzate e senza speranza. Alcuni individui si vergognano per la propria scarsa forza di volontà, si sentono in colpa e provano un profondo disgusto verso se stessi. Nei casi gravi vengono intaccati tutti gli aspetti della vita: lavoro, scuola, relazioni interpersonali, rapporti di coppia, cura dei figli.

Chi colpisce

La bulimia nervosa è stata descritta per la prima volta nel 1979 dal prof. Russell in un articolo intitolato “Bulimia nervosa: un’inquietante variante dell’anoressia nervosa”. Dal 1980 in poi sono stati compiuti più di sessanta studi, per valutarne l’incidenza e la prevalenza, che hanno fornito dei risultati abbastanza omogenei: il disturbo colpisce circa l’1% delle giovani donne. In Italia gli studi di prevalenza hanno fornito risultati simili a quelli ottenuti negli altri paesi occidentali.
Come per l’anoressia nervosa, l’età d’esordio del disturbo è compresa tra i 12 e i 25 anni. Gli uomini sono colpiti raramente e non abbiamo dati che affermino che il disturbo sia in aumento tra i maschi.
La bulimia nervosa è presente soprattutto tra i bianchi, mentre è rara tra gli afroamericani e nei paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda la classe sociale la bulimia nervosa sembra essere, come l’anoressia nervosa, distribuita in modo omogeneo.
Le persone colpite sono generalmente di peso normale, alcune lievemente sottopeso, altre leggermente sovrappeso, pochissime in grande sovrappeso.

Come capire se si è affetti da bulimia nervosa

Per fare diagnosi di bulimia nervosa devono essere presenti le seguenti caratteristiche:

  1. Abbuffate ricorrenti. Un’abbuffata, traduzione del termine inglese “binge-eating”, si definisce sulla base di due caratteristiche:
    – il consumo di una grande quantità di cibo;
    – la sensazione di perdita di controllo sull’atto di mangiare (ad es. sentire che non ci si può astenere oppure non riuscire a fermarsi una volta iniziato a mangiare).
  2. Comportamenti di compenso. La seconda caratteristica importante della bulimia nervosa è che le abbuffate sono seguite da condotte compensatorie, finalizzate a prevenire l’aumento di peso. Il mezzo più frequentemente usato è il vomito autoindotto. Alcune bulimiche assumono lassativi o diuretici per controllare il peso e l’edema conseguente alla disidratazione causata dal vomito. Molte pazienti fanno esercizio fisico in maniera eccessiva e compulsiva come meccanismo di compenso per l’abbuffata.
  3. Frequenza delle abbuffate e dei comportamenti di compenso. Perché sia diagnosticata la bulimia nervosa, le abbuffate e le condotte compensatorie devono verificarsi almeno 2 volte a settimana per 3 mesi.
  4. Preoccupazione estrema per il peso e le forme del corpo. Come per l’anoressia nervosa, i pazienti valutano il proprio valore personale prevalentemente o esclusivamente in relazione al peso, alla forma fisica e al modo di fare la dieta. Si sentono sempre in dovere di seguire pedissequamente una dieta drastica e sono terrorizzate dall’idea di aumentare di peso.

Per informazioni consultare il sito dell’AIDAP

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